La forma con cui si propone l’esperienza acquisita in questi anni è dunque quella del laboratorio.
Lo ripetiamo: un laboratorio si distingue da altre forme relazionali per la sua forza che risiede tutta nella sperimentazione, nel rapporto attivo e reversibile “tra le parti”. Il rapporto non è tra insegnante (o maestro, esperto) e studente (o scolaro, principiante). È un rapporto che dipende innanzitutto da ciò che accade, secondo adeguate condizioni poste per dar vita ad un incontro, dove l’insegnamento non è un fine ed in cui le aspettative sono un ostacolo. Un rapporto che dipende dunque da uno stare assieme, senza competizione. E che trae senso ed energia innanzitutto dalla potenza che ha il suono (che ha la sua natura vibrante) di raggiungere e toccare chi lo percepisce, lo produce, chi lo accoglie e lo scambia. Il laboratorio che si propone è nel suono più che sul suono, il suo oggetto è duplice: l’espressione (individuale, collettiva) e la materia sonora (la vibrazione, gli strumenti). Le proposte di attività sono varie.

Nella sperimentazione attraverso la forma del laboratorio si riescono a vedere due obiettivi molto concreti: uno è scambiare, un altro è scoprire. Scambiare in forma espressiva, scoprire nella materia sonora. Scambiare e scoprire sono due esperienze che è necessario apprendere, si dice che si fanno, ma si fanno proprio e solo mentre si apprendono. A questo fine è necessario porre “buone” condizioni, adatte ad un tale apprendimento: “scoprire prima di capire, scambiare prima di riuscire”.

Imparare a suonare uno strumento in modo corretto oppure a fare musica secondo didattica sono un’altra cosa.

ELEMENTI PRATICI PER UN LABORATORIO

Strumentario

Luogo.
Lo spazio andrebbe scelto secondo un criterio che favorisca il movimento fisico dei corpi e dei gesti, che garantisca l’installazione dello strumentario, che valorizzi la dimensione acustico-vibratoria dello stesso, che eviti il conflitto con altre attività.

Strumentario.
Strumenti musicali ed oggetti sonori, convenzionali e non, diffusi e meno diffusi, che vengono disposti e predisposti per il loro utilizzo. Tali strumenti ed oggetti vengono messi a disposizione da chi cura il laboratorio. Per strumentario bisogna dunque intendere la molteplicità degli strumenti musicali e degli oggetti sonori che formano, con tutte le loro differenze, un unico materiale espressivo.

Durata.
La durata di svolgimento dell’incontro non dovrebbe essere inferiore ad un’ora (tempo minimo per approcciare lo strumentario ed approcciarsi agli altri) e, se protratta oltre, beneficerebbe di una pausa o di uno stacco, al momento opportuno. Difatti il suono perde il suo potenziale, e la musica la sua possibilità, se non si danno delle pause, per un’esperienza vicina al silenzio.

Numero dei partecipanti.
Per quanto riguarda i bambini, il numero pare ottimale tra i 15 ed i 20. Oltre risulta difficile, benché non impossibile. Da valutare la possibilità di dividere in gruppi ed in spazi diversi il totale dei partecipanti. Per quanto riguarda le altre età, la questione è diversa, anche se in ogni caso contano il clima generale (di attenzione, di eccitazione, di stanchezza ecc..) nonché le singole inclinazioni.

Accessibilità.
L’accessibilità dei partecipanti agli incontri dovrebbe seguire il principio della gratuità, nel senso del costo, del denaro. In altre parole, l’intenzione sarebbe quella di “espellere” dalla relazione tra chi cura il laboratorio e chi vi partecipa l’elemento monetario, quale condizione per porre, appunto, un incontro. Ciò pone a sua volta problemi concreti, da affrontare tra le parti in relazione.